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lunedì 10 giugno 2013

La gente non ci crede più, e sbaglia

Fremono le emittenti televisive, i giornali, gli inviati dai seggi, in attesa dei risultati dei ballottaggi. Alle ore 15 sarà tutto concluso, si chiuderà il secondo giro di giostra per le elezioni comunali. Sono ben 67 le città italiane che non hanno eletto il proprio sindaco durante la prima tornata, del 25 e 26 maggio scorsi.
Ma, anche stavolta, c'è un fantasma che si aggira spettralmente tra i palazzi della politica. Un'ombra sintomatica di qualcosa di più forte e di più grande. L'astensionismo, il riflesso di un malessere che a 360° caratterizza ormai la nostra società.
Le elezioni diventano così una disfatta per la classe politica. E in maniera complementare rappresentano la disfatta della società. La gente non ci crede più. E non si fida di chi sta ai piani alti, delle storie "sul Paese bene comune, sull'Italia di tutti", delle promesse sul "fare", se poi i politici sprecano e rubano. E allora preferisce non scegliere. Anzi, sceglie di non esprimere nessuna preferenza, sceglie di non andare a votare.
Mettetela come volete, ma la gente non vota e, non votando, perde un diritto importantissimo, tra i pochi che le consentono di farsi sentire. Non c'è speranza? Non c'è voglia? Non c'è la passione? Cosa manca? Manca tutto questo, manca molto di più, la voglia di cambiamento. Che essenzialmente è quella con cui ti metti in gioco sempre, nelle cose di tutti  giorni, nelle sfide con te stesso e con gli altri.

Intanto, in attesa dei risultati, in attesa di sapere, il fantasma dell'astensionismo è sempre lì. Ma il non-voto non è la soluzione, il non-voto è una delega agli altri. Della serie, "fate come volete, decidete anche al posto mio, perché a me non interessa".

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