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giovedì 13 febbraio 2014

Sono tutti giornalisti / In pentola non bolle nulla di buono

Un post di getto in un momento di rabbia. Per scusarmi preventivamente se potrò sembrare eccessiva. E a me gli eccessi non piacciono. 

Non farò la scoperta dell'acqua calda e non porterò alla luce nulla di nuovo. La mia piccola voce nel coro dei tanti precari/disoccupati/sfruttati molto probabilmente non farà rumore. Però, voglio dirlo anche io: il giornalismo italiano naviga in pessime acque, soprattutto quello on line.
Le grandi testate a cui faccio riferimento per aggiornarmi, leggendo articoli dai tagli più disparati e visualizzando reportage, sono arrivate a proporre testi sgrammaticati e video amatoriali che dribblano qualsiasi fondamento giornalistico. Tutto ciò genera rabbia e sconforto in chi crede in una professione e fa la nota quanto stancante gavetta ripetendosi ogni giorno di voler perfezionarsi. La colpa è di molti (non sta solo a me recriminarla), partendo dagli editori fino ad arrivare alla formazione che paghi 100 ma insegna 1.
Non tiratemi fuori la storia che "bisogna dare una possibilità a tutti": sui grandi quotidiani dovrebbe arrivarci chi ha un certo spessore e sa metterlo in campo. Le sue competenze dovrebbero essere un insegnamento a cui attingere. Se, invece, diventa il navigatore di turno a dover tener conto degli strafalcioni del giornalista (o presunto tale)........
In origine, il web doveva rappresentare un'opportunità per il giornalismo. Un punto di svolta per accorciare le distanze e velocizzare la trasmissione di notizie. Ecco, snellire i tempi non l'informazione.


lunedì 10 giugno 2013

La gente non ci crede più, e sbaglia

Fremono le emittenti televisive, i giornali, gli inviati dai seggi, in attesa dei risultati dei ballottaggi. Alle ore 15 sarà tutto concluso, si chiuderà il secondo giro di giostra per le elezioni comunali. Sono ben 67 le città italiane che non hanno eletto il proprio sindaco durante la prima tornata, del 25 e 26 maggio scorsi.
Ma, anche stavolta, c'è un fantasma che si aggira spettralmente tra i palazzi della politica. Un'ombra sintomatica di qualcosa di più forte e di più grande. L'astensionismo, il riflesso di un malessere che a 360° caratterizza ormai la nostra società.
Le elezioni diventano così una disfatta per la classe politica. E in maniera complementare rappresentano la disfatta della società. La gente non ci crede più. E non si fida di chi sta ai piani alti, delle storie "sul Paese bene comune, sull'Italia di tutti", delle promesse sul "fare", se poi i politici sprecano e rubano. E allora preferisce non scegliere. Anzi, sceglie di non esprimere nessuna preferenza, sceglie di non andare a votare.
Mettetela come volete, ma la gente non vota e, non votando, perde un diritto importantissimo, tra i pochi che le consentono di farsi sentire. Non c'è speranza? Non c'è voglia? Non c'è la passione? Cosa manca? Manca tutto questo, manca molto di più, la voglia di cambiamento. Che essenzialmente è quella con cui ti metti in gioco sempre, nelle cose di tutti  giorni, nelle sfide con te stesso e con gli altri.

Intanto, in attesa dei risultati, in attesa di sapere, il fantasma dell'astensionismo è sempre lì. Ma il non-voto non è la soluzione, il non-voto è una delega agli altri. Della serie, "fate come volete, decidete anche al posto mio, perché a me non interessa".

sabato 18 maggio 2013

Una maratona in rosa contro il cancro

Appuntamento a Roma con la “Race for the Cure”. Protagoniste assolute
le donne che non si arrendono davanti alla malattia.

Sport, divertimento, emozioni. Tre parole che descrivono l’impegno della Komen Italia nella lotta contro il tumore al seno. Anche quest'anno la Komen ha organizzato la “Race for the Cure”, una mini maratona di raccolta fondi che si terrà domenica 19 maggio nello scenario suggestivo del Circo Massimo. La manifestazione è aperta a tutti ed ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione. Intanto, oggi hanno preso il via le attività del "Villaggio della Salute", che proseguiranno fino a domani sera con  forum e laboratori incentrati su alimentazione, salute e prevenzione.

Il tumore al seno è sempre più diffuso in Italia, ogni anno colpisce circa 40.000 donne. La “Race for the Cure” vuole essere un momento di confronto e di socializzazione per le donne che affrontano personalmente la malattia e per quelle che l’hanno sconfitta.

Caratteristica principale dell’evento è la presenza delle “Donne in Rosa”. Sono donne che hanno vinto il male e che, senza vergogna o timore, si rendono visibili agli occhi di tutti, partecipando alla maratona con una maglia ed un cappellino rosa. Il loro intento è dare un messaggio di speranza e di positività alle donne che attraversano un momento così difficile della loro vita. La condivisione di questa esperienza rappresenta un elemento importante per poter maturare determinazione e forza nel percorso di cura.

La Komen Italia è nata nel 2000 come prima onlus affiliata della Komen for the Cure, l’organizzazione non-profit fondata negli Stati Uniti, nel 1982, da Nancy Brinker, in memoria di sua sorella Susan G. Komen, morta all’età di 36 anni a causa di un tumore al seno.

In Italia, la “Race for the Cure” ha catalizzato un’attenzione sempre maggiore da parte del pubblico, tanto che dal 2007 la maratona viene organizzata anche nelle città di Bari, Bologna e Napoli. Inoltre, grazie al successo e alla popolarità ottenuti, la Komen Italia è riuscita a raccogliere 1.200.000 euro, fondi che ha investito nella realizzazione di progetti propri e di altre associazioni nella lotta ai tumori al seno. 


Per ulteriori informazioni, consultare il sito della Komen Italia. 

venerdì 3 maggio 2013

Se non ora quando?

"In Italia le donne continuano a morire per mano degli uomini e per molti è sempre e solo una fatalità, un incidente, un raptus. Se questo accade, è anche perché chi poteva farlo non ha mai sollevato il tema a livello più alto, quello istituzionale".

La presidente della Camera Laura Boldrini, in un'intervista a "Repubblica", denuncia le violenze reiterate sulle donne, ed afferma di ricevere lei stessa ogni giorno messaggi di morte e minacce, anche di natura sessuale. 

Senza retorica né falsi convenevoli, le parole di Laura Boldrini hanno un connotato particolare: è la prima figura istituzionale che cita la mancanza di interesse e di azione della politica in un problema di primaria importanza. 

E, personalmente, hanno portato alla mia mente le riflessioni che Riccardo Iacona ha fatto, più o meno una settimana fa, durante il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. In occasione della presentazione del suo ultimo libro, "Se questi sono gli uomini", Riccardo Iacona ha dato uno scossone alla platea del Festival, lamentando la situazione di apatia e menefreghismo che vige in Italia riguardo gli omicidi, gli abusi, i maltrattamenti che milioni di donne subiscono. E puntando il dito contro la nostra classe politica, contro lo Stato che guarda inerte, senza battere ciglio.

Oggi, dopo aver letto le vicende legate all'assassinio di due donne (avvenute a distanza di poche ore, una a Livorno, l'altra a Roma) non sono riuscita a "guardare le notizie con distacco" (come riportano i testi di giornalismo e come in più continuano a ripetermi). Mi sono riflessa dentro quelle vite, dentro il dolore delle famiglie e degli amici. Dentro momenti e situazioni che appaiono inspiegabili.

E mi sono detta che, invece, una spiegazione ci deve pur essere. Se non altro, che si può fare qualcosa.

Il tempo delle attese è finito. Quella della violenza sulle donne è una questione che va affrontata, una volta per tutte, dando spazio alle decisioni e ai fatti, ancor prima che alle parole.






Il futuro del giornalismo parte da Perugia

Cinque giorni di dibattiti, incontri, spettacoli teatrali e proiezioni cinematografiche, in cui Perugia è stata inondata da folle di giornalisti, scrittori, fotografi, studenti, volontari, spettatori. Un pubblico curioso ed attento, a riconferma del fatto che il Festival Internazionale del Giornalismo è un evento unico e di portata mondiale.
Tanti gli argomenti discussi: dal ruolo del giornalismo locale alla centralità dei social network nel campo dell’informazione; dalla presenza delle donne nelle istituzioni ai fatti di cronaca nera che le vedono vittime di violenze; dal precariato alla voglia di imparare, crescere e confrontarsi che vive in molti giovani.


giovedì 18 aprile 2013

A scuola di umiltà


Coraggiosa, tenace, brava. Una giornalista come poche, una giornalista più unica che rara. Milena Gabanelli rinuncia al "potere che dà alla testa", quello del politico. Un ruolo tutto italiano, figlio della logica del prendere senza dare, a cui siamo abituati da tempo ormai. 
Ma Milena non lo vuole questo ruolo. Lei fa la giornalista. E lo fa benissimo, aggiungo. La trasmissione che conduce, Report, riflette la sua persona come uno specchio: lineare, pulita, semplice, seria. 
Oggi è lei stessa che scrive di "non essere all'altezza di un compito così grande" come quello da Presidente della Repubblica. E si scopre che Milena Gabanelli è anche una persona umile.
E' una professionista, insomma, e, da lei, abbiamo molto da imparare.




martedì 9 aprile 2013

La città dove è vietato giocare



Le immagini più toccanti raccontano le storie dei bambini di Taranto. Un cartello recita che la città salentina è “l’unico posto al mondo in cui i più piccoli hanno il divieto di giocare”.  
E sono proprio loro, i bambini, anche se assenti, i protagonisti indiscussi della manifestazione contro l'Ilva di Taranto a cui, stamattina, ha partecipato la delegazione del Coordinamento Valle del Sacco, riunitasi davanti a Palazzo Montecitorio. Arrabbiati e preoccupati per la loro salute, i cittadini di Taranto temono ancora di più per quella dei loro figli. Denunciano che il tasso di mortalità infantile continua ad aumentare e si scagliano contro “la noncuranza e l’indifferenza della classe politica” nella questione della chiusura dell’Ilva. “I politici non considerano il diritto alla salute come primario per ogni essere umano. Sono degli assassini! Noi vogliamo vivere”.  

In giornata è attesa la decisione della Corte Costituzionale sulla legittimità del decreto “salva-Ilva”.  “Lo Stato ci vuole morti?”. In Piazza Montecitorio c'è qualcuno che se lo chiede. In attesa di una risposta.                  




Le foto della manifestazione di stamattina (scattate da me).




venerdì 29 marzo 2013

Cipro, un'isola felice a metà


Il “salvagente- Europa” ce l’ha fatta: Cipro ha schivato il pericolo della bancarotta e i mercati possono tirare un sospiro di sollievo.
Dopo dodici giorni di chiusura, oggi le banche cipriote riaprono i battenti. Molte persone si sono accalcate dinanzi agli sportelli, nell’attesa di ritirare denaro. La chiusura era stata decisa dal governo per il timore di una fuga di capitali in seguito all'accordo, concordato con l’Eurogruppo, per il salvataggio dell’isola.

Ma qual è il prezzo del salvataggio di Cipro? L’accordo, inevitabile e duro allo stesso tempo, e frutto di un pasticcio europeo, non ha tenuto conto delle scelte politiche di Nicos Anastasiades, neopresidente di Cipro, il quale, in campagna elettorale, aveva promesso di non toccare i risparmi dei cittadini. La trattativa con l’Eurogruppo ha costretto Anastasiades a cambiare programma.
Inoltre, le autorità cipriote, negli anni, non hanno controllato le banche, lasciando, in tal modo, che alcune diventassero troppo grandi per riuscire poi a gestirle in caso di emergenza. Per di più, il governo non si è preoccupato della provenienza dei capitali (in maggioranza greci e russi) che gli istituti dell’isola attiravano. Le banche hanno concesso molti prestiti alla Grecia e hanno investito grosse fette dei loro patrimoni in titoli di stato greci, pur sapendo che era rischioso. Quando la Grecia è finita sull'orlo della bancarotta, coinvolgendo nelle perdite anche i suoi creditori (manovra decisa con le autorità europee), le banche di Cipro hanno perso l’80 per cento del denaro che avevano investito nei titoli greci.

Cipro è il quinto Paese dell’eurozona a ricevere degli aiuti per evitare il fallimento (prima ci sono stati Irlanda, Portogallo, Grecia e Spagna). Il suo governo, però, gode di ben poco credito politico nel resto d’Europa. Nel 2004 molti leader dell’Unione Europea si rifiutarono di accettare il suo ingresso nell’Unione, in mancanza di un accordo di pace che riunificasse l’isola. Ma la Grecia minacciò, qualora Cipro non fosse ammessa, di opporre il proprio veto a tutto l’allargamento dell’Unione Europea, e di impedire, quindi, l’adesione di altri Paesi. Pur riluttanti, i leader comunitari decisero di soccombere a questo ricatto e la Repubblica di Cipro entrò a far parte prima dell’UE, poi, nel 2008, dell'eurozona.
Nel 2002 il Segretario generale dell'ONU Kofi Annan presentò un piano di pace per la riunificazione di Cipro. Sottoposto a referendum nel 2004, il piano fu accettato con il 65% dall'elettorato dell'auto-proclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord, ma, fu rigettato, a grande maggioranza, dall'elettorato nella parte dell'isola controllata dal governo internazionalmente riconosciuto della Repubblica di Cipro.

In mancanza di un accordo tra le due parti, le autorità della Repubblica di Cipro non possono esercitare alcun controllo sulla parte nord dell’isola, rimasta fuori dalla crisi economica che ha travolto le casse dello Stato greco-cipriota. I 264 mila abitanti turco-ciprioti non hanno nulla da temere, anzi, alcuni di loro sperano che la crisi porti qualche vantaggio. “Appena riaprono le banche di là, i risparmiatori sappiano che noi siamo a pochi metri di distanza”. L’appello è arrivato dal Ministro delle Finanze della Repubblica turca, Ersan Tatar, in un’intervista di qualche giorno fa.

Negli anni Ottanta, la Repubblica Turca di Cipro del Nord ha beneficiato dell’ascesa economica della Turchia, che l’ha portata ad aprirsi verso il mercato globale. Così, mentre il paradiso fiscale di Cipro crollava, la città di Ankara cresceva, abbattendo inflazione e disoccupazione, attraendo investimenti e divenendo un partner commerciale di tutto rispetto per l’Unione Europea, gli Stati Uniti, la Russia, il Giappone, la Cina.

Oggi la Repubblica Turca di Cipro del Nord vive uno dei momenti più floridi della sua economia. Il reddito medio dei cittadini è in fase di crescita, il numero dei disoccupati è calato considerevolmente, gli investimenti sono aumentati e l’inflazione è diminuita. È la Turchia, dunque, ad avere il coltello dalla parte del manico rispetto all’Unione Europea. Non è più il continente a dover decidere se aprirsi alle porte dell’Asia, bensì lo Stato turco a scegliere verso quale direzione orientarsi.


Questo articolo è stato pubblicato nel website dell'Associazione Giornalisti del Mediterraneo.

venerdì 22 marzo 2013

Racconti 2.0 - "E l'Acqua se ne andò"

L’Acqua decise di non scorrere più. 
Quel giorno gli abitanti di Splendarum aprirono i rubinetti, come di solito, ma nulla, neanche una goccia cadde. Trepidanti uscirono nelle strade, protestando e urlando, facendo un chiasso e un frastuono insopportabili. Come era possibile una cosa del genere?

Intanto l’Acqua, libera da tutti i suoi impegni, si rilassava navigando sul web e finì tra le pagine di Facewater dove lesse le proteste dei suoi fan: insulti,reclami,lamentele,drammi esistenziali… "Acqua non puoi lasciarci così! Ho un appuntamento importante, necessito di uno shampoo!!! …Devo fare la lavatrice dei capi colorati, e adesso???… Stasera vado in palestra, come faccio la doccia dopo??…”.
Ma l’Acqua non se ne curò, anzi sorrise dinanzi quell’elenco di futili problemi. Spostò l’attenzione sulle notizie dedicate alla sua prossima destinazione: l’Africa. Sfogliò con il mouse le innumerevoli pagine e immagini che raccontavano le storie di bambini malnutriti, di donne malate, di uomini in guerra, di gente povera e abbandonata. E, quasi commossa, prenotò un posto sulla nave che partiva la sera stessa.
 
E la cittadina di Splendarum? Beh, l’Acqua era molto infastidita dal comportamento degli abitanti: la città era al primo posto per consumo superfluo di Acqua da ben cinque anni! No, l’Acqua non poteva accettarlo. Così sparì, lasciando nel panico la gente del posto. Se ne andò dalle case, dalle scuole, dagli uffici, dai ristoranti, dalle piscine, da ogni luogo di svago. Se ne andò, carica di entusiasmo, per cominciare il suo lungo viaggio verso una terra che aveva bisogno di Lei.


Questo racconto è stato pubblicato nel Segnalibro di febbraio 2011 dell'Associazione culturale di Arte&Parte.

lunedì 31 dicembre 2012

L'informazione ai tempi di Internet



Internet è ormai il motore della comunicazione, è lo scenario ed il tramite per compiere qualsiasi tipologia di azione: ascoltare musica, leggere, parlare con i propri amici, scegliere il film da vedere nel cinema più vicino, esprimere le proprie opinioni, partecipare a sondaggi di varia natura. Mi fermo ma la lista delle cose che si possono fare grazie a questo strumento rivoluzionario è lunghissima.
Internet ci ha cambiato la vita, e, come tutte le novità, non ha apportato solo benefici all’umanità. Resta però, secondo me, il dato più importante che questo incredibile congegno ci ha donato: la forza dell’informazione.
Il tutto si è sviluppato di pari passo ai progressi della tecnologia, che sforna di continuo sistemi avanzati. L’informazione digitale e digitalizzata è stata favorita e supportata da questi strumenti: grazie ad essi comunicare è divenuto più semplice e la trasmissione delle notizie più rapida.
Qualcuno contesterà il lato negativo della medaglia, ovvero il fatto che l’informazione può risultare modificata da chi la fa e da chi la scrive, quindi non reale e veritiera. Un elemento, questo, che è sempre più attuale nel via vai quotidiano, anzi “istantaneo”, delle notizie riportate su blog e siti, ed in cui entra in gioco l’etica della professione.
Sembra surreale dover convincere che si agisce con morale al giorno d’oggi, ma se pensassi il contrario mi sentirei sconfitta, vuota e privata dello stimolo che è fondamentale per andare avanti nella vita come nelle proprie aspirazioni.
La parola che, durante una mia esperienza giornalistica, ho sentito nominare di più delle altre era “accessi”. Il suo significato stava nel numero di utenti che selezionava le notizie e con quale frequenza. Mi chiedevo se quegli stessi utenti leggessero, poi, il contenuto delle notizie e quanti, invece, si fermassero alle parole del titolo o al sommario. Alle persone interessa davvero l’informazione e su quali basi giudicano la veridicità di un fatto?
Col tempo mi aspetto di trovare le debite risposte nell’evolversi e nelle azioni della società, anche se l’attuale quadro non sembra rincuorante. Internet è in grado di dare spazio e popolarità a movimenti sociali, culturali, politici, che condividono idee e vogliono farsi sentire.
La forza della rete non sta nelle mani di coloro che si propinano come “guida”, ma in quelle dei cittadini, illusi o disillusi che siano. Se solo riuscissimo a capirlo…

Articolo pubblicato sul quotidiano on line BlogTaormina