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martedì 30 settembre 2014

Il dopo de Magistris a Napoli, quale il futuro della città?

Crisi politica, crisi di un'intera città. Con il suo attacco alla magistratura Luigi de Magistris scuote le coscienze ed innesca una riflessione sul ruolo civico delle istituzioni. Quale il futuro di Napoli? A rispondere è Aldo Masullo, ospite del forum organizzato dal quotidiano "Il Mattino". La sua analisi parte dalla singolarità di una metropoli che vive costantemente situazioni d'emergenza. Una città in cui da tempo la classe politica si è svuotata di significato. "A Napoli mancano esempi positivi - spiega il filosofo - De Magistris deve accettare la sospensione: è stato magistrato, rispetti la legge. Ciò implica per le forze politiche l'utilizzo di questo tempo per fare le scelte giuste, come puntare su un'urgente trasformazione economica della città". E' un monito rivolto alle istituzioni che, secondo Masullo, "hanno sbagliato due volte, perché avrebbero dovuto sostenere il sindaco impedendogli di dire pazzie, e fare massa critica intorno a lui".
La decadenza di Napoli è anche sociale oltre che politica. "Oggi - afferma il filosofo - il punto focale è lo scoraggiamento della città". Intanto a prendere piede è la criminalità organizzata. "E' un soggetto terribile - aggiunge - che non enuncia progetti ma costruisce il proprio potere canceroso, che via via erode l'intera struttura della città". Per Aldo Masullo il deficit partenopeo è dato dall'inesistenza di una classe che abbia capacità d'intervento perché "siamo rappresentati solo a parole".

lunedì 10 giugno 2013

La gente non ci crede più, e sbaglia

Fremono le emittenti televisive, i giornali, gli inviati dai seggi, in attesa dei risultati dei ballottaggi. Alle ore 15 sarà tutto concluso, si chiuderà il secondo giro di giostra per le elezioni comunali. Sono ben 67 le città italiane che non hanno eletto il proprio sindaco durante la prima tornata, del 25 e 26 maggio scorsi.
Ma, anche stavolta, c'è un fantasma che si aggira spettralmente tra i palazzi della politica. Un'ombra sintomatica di qualcosa di più forte e di più grande. L'astensionismo, il riflesso di un malessere che a 360° caratterizza ormai la nostra società.
Le elezioni diventano così una disfatta per la classe politica. E in maniera complementare rappresentano la disfatta della società. La gente non ci crede più. E non si fida di chi sta ai piani alti, delle storie "sul Paese bene comune, sull'Italia di tutti", delle promesse sul "fare", se poi i politici sprecano e rubano. E allora preferisce non scegliere. Anzi, sceglie di non esprimere nessuna preferenza, sceglie di non andare a votare.
Mettetela come volete, ma la gente non vota e, non votando, perde un diritto importantissimo, tra i pochi che le consentono di farsi sentire. Non c'è speranza? Non c'è voglia? Non c'è la passione? Cosa manca? Manca tutto questo, manca molto di più, la voglia di cambiamento. Che essenzialmente è quella con cui ti metti in gioco sempre, nelle cose di tutti  giorni, nelle sfide con te stesso e con gli altri.

Intanto, in attesa dei risultati, in attesa di sapere, il fantasma dell'astensionismo è sempre lì. Ma il non-voto non è la soluzione, il non-voto è una delega agli altri. Della serie, "fate come volete, decidete anche al posto mio, perché a me non interessa".

venerdì 3 maggio 2013

Se non ora quando?

"In Italia le donne continuano a morire per mano degli uomini e per molti è sempre e solo una fatalità, un incidente, un raptus. Se questo accade, è anche perché chi poteva farlo non ha mai sollevato il tema a livello più alto, quello istituzionale".

La presidente della Camera Laura Boldrini, in un'intervista a "Repubblica", denuncia le violenze reiterate sulle donne, ed afferma di ricevere lei stessa ogni giorno messaggi di morte e minacce, anche di natura sessuale. 

Senza retorica né falsi convenevoli, le parole di Laura Boldrini hanno un connotato particolare: è la prima figura istituzionale che cita la mancanza di interesse e di azione della politica in un problema di primaria importanza. 

E, personalmente, hanno portato alla mia mente le riflessioni che Riccardo Iacona ha fatto, più o meno una settimana fa, durante il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. In occasione della presentazione del suo ultimo libro, "Se questi sono gli uomini", Riccardo Iacona ha dato uno scossone alla platea del Festival, lamentando la situazione di apatia e menefreghismo che vige in Italia riguardo gli omicidi, gli abusi, i maltrattamenti che milioni di donne subiscono. E puntando il dito contro la nostra classe politica, contro lo Stato che guarda inerte, senza battere ciglio.

Oggi, dopo aver letto le vicende legate all'assassinio di due donne (avvenute a distanza di poche ore, una a Livorno, l'altra a Roma) non sono riuscita a "guardare le notizie con distacco" (come riportano i testi di giornalismo e come in più continuano a ripetermi). Mi sono riflessa dentro quelle vite, dentro il dolore delle famiglie e degli amici. Dentro momenti e situazioni che appaiono inspiegabili.

E mi sono detta che, invece, una spiegazione ci deve pur essere. Se non altro, che si può fare qualcosa.

Il tempo delle attese è finito. Quella della violenza sulle donne è una questione che va affrontata, una volta per tutte, dando spazio alle decisioni e ai fatti, ancor prima che alle parole.






venerdì 25 gennaio 2013

politica 2.0


«Qualunque sistema semantico, cioè qualunque lingua e universo culturale, costituisce un modo di dare forma al mondo. Come tale costituisce una interpretazione parziale del mondo stesso e può essere sempre ristrutturato non appena nuovi giudizi intervengono a metterlo in crisi. Ma in generale si rifugge da tale controllo e si resta ancorati alle proprie visioni “parziali”, assolutizzando la relatività del proprio punto di vista. Per definire questa visione parzializzata del mondo si può ricorrere al concetto marxiano di ideologia come “falsa coscienza”. Io credo di aver fatto - lungo tutta la mia esperienza semiotica - un lavoro anti-ideologico. Smascherare i discorsi ideologici è la mia forma personale e professionale di impegno politico».


Umberto Eco

giovedì 25 ottobre 2012

Sicilia, le donne del cambiamento

Quindici donne possono contribuire e lavorare per dare una speranza ad una terra sfruttata e calpestata per lunghi anni. Sono le donne elette all’Assemblea Regionale Siciliana lo scorso 21 ottobre.
Nonostante il neopresidente Rosario Crocetta abbia palesato la necessità e l’urgenza di una legge sulla pari rappresentanza politica di genere (in effetti, la percentuale delle quote rose in Sicilia si attesta attualmente intorno al 16 per cento sul totale di 90 deputati), quanto accaduto acquisisce una rilevanza particolare nella storia della regione sicula: dal lontano 1947 ad oggi le presenze femminili sono state in tutto 17 e la scorsa legislatura ne ha contate solo tre.
Dunque, in Sicilia gli elementi di rinnovamento si affacciano sul nascente corso politico e lasciano pensare che si possa instaurare non solo un clima di fiducia nelle istituzioni, ma anche un ribaltamento della figura femminile che potrebbe rivestire un ruolo cardine. A riconoscere la forza di queste 15 donne sono stati proprio i cittadini, un dato che non va assolutamente trascurato. Tutto ciò è indice che il vento può soffiare in un’altra direzione.