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giovedì 30 novembre 2017

piena di graffi

Fammi essere forte, forte di sonno e di intelligenza e forte di ossa e di fibra; fammi imparare, attraverso questa disperazione, a distribuirmi: a sapere dove e a chi dare, a riempire i brevi momenti e le chiacchiere casuali di quell’infuso speciale di devozione e amore che sono le nostre epifanie. A non essere amara. Risparmiamelo il finale, quel finale acido citrico aspro che scorre nelle vene delle donne in gamba e sole. Non farmi disperare al punto da buttar via il mio onore per la mancanza di consolazione; non farmi nascondere nell’alcol e non permettere che mi laceri per degli sconosciuti; non farmi essere tanto debole da raccontare agli altri come sanguino dentro; come giorno dopo giorno gocciola, si addensa e si coagula.

(Sylvia Plath)





mercoledì 29 novembre 2017

giovedì 23 novembre 2017

mio caro Dario

Una delle foto che ho scattato lo scorso 7 luglio durante il concerto di Brunori Sas all'Arena del Mare. 



E un video. 

Buon ascolto




mercoledì 4 gennaio 2017

Pino Daniele: cinque indimenticabili canzoni


Emozioni ogni volta diverse. Complicate da descrivere perché parla la storia per un artista come Pino Daniele. Quanto ha dato alla musica lo sappiamo tutti, quanto la sua musica mi fa stare bene lo so soltanto io. Soprattutto queste cinque canzoni, che sono poesie come buona parte della sua discografia.
Ferryboat: la mia preferita se dovessi sceglierne una. Dà il nome al disco del 1985, che amo tantissimo.
Che ore so': testo e musica irraggiungibili, una canzone unica e basta.
Je sto vicino a te: "je sto vicino a te pe nun piglià cadute" è uno dei versi più belli di sempre.
Tutta nata storia: ma che vuoi scrivere su un pezzo del genere? Adesso, anzi, vado ad ascoltarlo.

Bella 'mbriana: "che paura a primmavera, nun saje chiù che t’haje aspettà e che succede" ovvero la stagione simbolo delle cose nuove e delle speranze con tutto il carico di aspettative e paure. La vita, insomma.

martedì 5 giugno 2012

Nello specchio dei riflessi


...Negli ultimi vent'anni le parole sono state per me gli strumenti del mestiere. Nonostante questo, o forse proprio per questo, le parole non mi piacciono più di tanto. Mi ispirano diffidenza e mi irritano. Forse mi aspetto troppo da loro. Ma è anche possibile che sia vero il contrario, e cioè che attribuisco un potere eccessivo alle note, agli accordi, alle melodie e alle armonie. A volte, mentre sono immerso nella stesura di un romanzo e non riesco a dare senso a una scena, mi siedo al piano e mi metto a improvvisare, e il risultato, per quanto primitivo e imperfetto, mi sembra esprimere in modo più autentico le emozioni che cercavo di trasmettere. Non mi capita mai di trovarmi in una stanza dove c'è un pianoforte senza provare il desiderio di suonarlo. Per me la musica sarà sempre la porta che conduce a mondi immaginati e soprattutto all'universo dei ricordi. Se potesse trasportarci indietro nel tempo vorrei tornare alla stanza che dava sul giardino, nella casa dei miei genitori, per dire a quel ragazzino di otto anni di smetterla di guardare fuori dalla finestra e di tornare a esercitarsi al piano.


Tratto da "Questa notte mi ha aperto gli occhi", di Jonathan Coe

domenica 27 maggio 2012

Vogliamo un mondo nuovo

"Il mondo nuovo" non è il titolo di un film, né di un libro. - Anzi lo è, in entrambi i casi! - "Il mondo nuovo" è la voglia di mettersi in gioco tramite la melodia che da secoli e secoli è capace di affascinare gli individui: la musica.
La musica è il più delle volte la chiave di tutto. La musica il più delle volte è l'essenza di un momento, di un giorno, di un'ora, di un istante, di un viaggio, di un sogno, di un'aspettativa, di un desiderio. La musica sa anche parlare di politica, di sociale, di vita, di storie.
E così Pierpaolo Capovilla e la sua band, il Teatro degli Orrori, ci regalano sedici tracce che parlano del nostro Paese, tra sconfitte, delusioni, partenze, addii e sentimenti. La rock band ci racconta come stiamo andando a fondo e come proviamo a risalire, in un vortice di emozioni cantate, suonate, urlate e vissute. Che poi è quello che conta: vivere.