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giovedì 26 giugno 2014

L'equo compenso e i giornalisti a costo zero, l'immutabile frontiera dell'editoria

Si pretendono sacrifici, tempo, volontà. Si richiede una passione illimitata perché "il giornalismo lo puoi fare soltanto se sei disposto a rinunciare a tutto il resto".  A cominciare dall'avere uno stipendio, aggiungo, perché quella frase l'ho ascoltata più volte e mi ha lasciata basita quando a pronunciarla è stato un direttore di un giornale. Un direttore che, però, cercava - e cerca - giornalisti a costo zero.
La mia vicenda è comune a quella di molti altri aspiranti giornalisti in Italia. Più voci recriminano la scelta di scrivere gratis per avere il tesserino da pubblicista. Giusto, ma io mi chiedo dove sia l'Ordine dei Giornalisti e perché permetta agli editori di continuare su questa strada.
Come se non bastasse, la matassa si ingarbuglia ancora di più con l'odierno accordo Fieg-Fnsi sull'equo compenso: i sindacati della stampa hanno deciso che il prezzo della professione di giornalista è 20 euro ad articolo. Dove vanno a finire i sacrifici e il lavoro di 112 mila giornalisti iscritti all'Albo? Senza contare quelli dei non iscritti che vengono quotidianamente sfruttati. Dinanzi a loro quali aspettative ci sono?
Altro aspetto inquietante: il gioco del silenzio da parte di alcune grandi testate giornalistiche, le più importanti a livello nazionale. Le stesse che dicono di offrire un'informazione libera e indipendente non si esprimono su quanto accaduto. Non dovrebbero perché la libertà di stampa non può valere venti euro, e neanche la dignità di un giornalista.


mercoledì 23 maggio 2012

Ciao Melissa

I sogni di una ragazza sono stati infranti. In un fragore colossale sono esplosi, si sono frantumati senza possibilità alcuna di poterli ricomporre. Colpa di un ordigno malefico, progettato per distruggere, per uccidere, per privare della vita, delle speranze, della gioia, della curiosità. Dell'essere giovane, bella, innamorata, felice, triste, allegra. Dell'essere una futura donna che pensa al suo domani. A sedici anni la morte non compare nei pensieri, non è sinonimo di una forza violenta e brutale che ti annienta e ti porta via in un istante. A sedici anni vuoi vivere, dando e ricevendo il massimo. Melissa Bassi è l'ennesima vittima di un qualcosa che ancora non sappiamo definire. Un qualcosa che ha i tratti della furia, della pazzia, dell'odio. Un qualcosa che colpisce i deboli perché sono indifesi.
Nel ventesimo anniversario della morte di Giovanni Falcone, insieme a sua moglie e alla sua scorta, non è cambiato nulla. La mafia c'è e tesse le trame dei suoi giochi perversi. La mafia ed ogni altra forma di ingiustizia. Melissa Bassi è l'ennesima vittima dell'ingiustizia, dell'illegalità, della noncuranza dell'altro in quanto persona. 
E, in tutto questo, noi dove siamo? Con chi stiamo? Dove ci sediamo? Tutti i giorni bisognerebbe compiere piccoli passi, avendo nella testa grandi progetti per pulire questo lercio che ci circonda. Non dobbiamo abbassarci, ma credere nel presente, un dono da costruire, edificare, per stare beni con se' stessi e con gli altri. Bisogna ripartire dai valori, parola che non compare quasi più nella frenetica corsa dei nostri giorni. Perché sono proprio i valori che provano a toglierci. Con il cuore e con la testa, con il coraggio e con l'umiltà, ce li riprenderemo. Non riusciranno a privarcene, non ce la faranno a spegnere le candele della libertà.