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lunedì 23 maggio 2016

Giovanni


In giornate come il 23 maggio ricordare è un dovere. Oggi il giudice Giovanni Falcone viene commemorato come un semplice uomo che ha fatto dell’antimafia una scelta di vita. Una semplicità la sua che in una società tronfia di belle parole, ma immobile dinanzi alle ingiustizie diventa negli anni sempre più rivoluzionaria ed eroica. "Ha mai avuto dei momenti di scoramento, magari dei dubbi, delle tentazioni di abbandonare questa lotta?", domandavano a Falcone durante un’intervista. “No, mai!”, rispondeva lui. 
Perché eroe è chi si oppone alla brutalità del male, e per farlo davvero si sporca le mani e il cuore.


Puoi leggere questa storia anche qui.

martedì 30 settembre 2014

Il dopo de Magistris a Napoli, quale il futuro della città?

Crisi politica, crisi di un'intera città. Con il suo attacco alla magistratura Luigi de Magistris scuote le coscienze ed innesca una riflessione sul ruolo civico delle istituzioni. Quale il futuro di Napoli? A rispondere è Aldo Masullo, ospite del forum organizzato dal quotidiano "Il Mattino". La sua analisi parte dalla singolarità di una metropoli che vive costantemente situazioni d'emergenza. Una città in cui da tempo la classe politica si è svuotata di significato. "A Napoli mancano esempi positivi - spiega il filosofo - De Magistris deve accettare la sospensione: è stato magistrato, rispetti la legge. Ciò implica per le forze politiche l'utilizzo di questo tempo per fare le scelte giuste, come puntare su un'urgente trasformazione economica della città". E' un monito rivolto alle istituzioni che, secondo Masullo, "hanno sbagliato due volte, perché avrebbero dovuto sostenere il sindaco impedendogli di dire pazzie, e fare massa critica intorno a lui".
La decadenza di Napoli è anche sociale oltre che politica. "Oggi - afferma il filosofo - il punto focale è lo scoraggiamento della città". Intanto a prendere piede è la criminalità organizzata. "E' un soggetto terribile - aggiunge - che non enuncia progetti ma costruisce il proprio potere canceroso, che via via erode l'intera struttura della città". Per Aldo Masullo il deficit partenopeo è dato dall'inesistenza di una classe che abbia capacità d'intervento perché "siamo rappresentati solo a parole".

lunedì 10 giugno 2013

La gente non ci crede più, e sbaglia

Fremono le emittenti televisive, i giornali, gli inviati dai seggi, in attesa dei risultati dei ballottaggi. Alle ore 15 sarà tutto concluso, si chiuderà il secondo giro di giostra per le elezioni comunali. Sono ben 67 le città italiane che non hanno eletto il proprio sindaco durante la prima tornata, del 25 e 26 maggio scorsi.
Ma, anche stavolta, c'è un fantasma che si aggira spettralmente tra i palazzi della politica. Un'ombra sintomatica di qualcosa di più forte e di più grande. L'astensionismo, il riflesso di un malessere che a 360° caratterizza ormai la nostra società.
Le elezioni diventano così una disfatta per la classe politica. E in maniera complementare rappresentano la disfatta della società. La gente non ci crede più. E non si fida di chi sta ai piani alti, delle storie "sul Paese bene comune, sull'Italia di tutti", delle promesse sul "fare", se poi i politici sprecano e rubano. E allora preferisce non scegliere. Anzi, sceglie di non esprimere nessuna preferenza, sceglie di non andare a votare.
Mettetela come volete, ma la gente non vota e, non votando, perde un diritto importantissimo, tra i pochi che le consentono di farsi sentire. Non c'è speranza? Non c'è voglia? Non c'è la passione? Cosa manca? Manca tutto questo, manca molto di più, la voglia di cambiamento. Che essenzialmente è quella con cui ti metti in gioco sempre, nelle cose di tutti  giorni, nelle sfide con te stesso e con gli altri.

Intanto, in attesa dei risultati, in attesa di sapere, il fantasma dell'astensionismo è sempre lì. Ma il non-voto non è la soluzione, il non-voto è una delega agli altri. Della serie, "fate come volete, decidete anche al posto mio, perché a me non interessa".

venerdì 3 maggio 2013

Se non ora quando?

"In Italia le donne continuano a morire per mano degli uomini e per molti è sempre e solo una fatalità, un incidente, un raptus. Se questo accade, è anche perché chi poteva farlo non ha mai sollevato il tema a livello più alto, quello istituzionale".

La presidente della Camera Laura Boldrini, in un'intervista a "Repubblica", denuncia le violenze reiterate sulle donne, ed afferma di ricevere lei stessa ogni giorno messaggi di morte e minacce, anche di natura sessuale. 

Senza retorica né falsi convenevoli, le parole di Laura Boldrini hanno un connotato particolare: è la prima figura istituzionale che cita la mancanza di interesse e di azione della politica in un problema di primaria importanza. 

E, personalmente, hanno portato alla mia mente le riflessioni che Riccardo Iacona ha fatto, più o meno una settimana fa, durante il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. In occasione della presentazione del suo ultimo libro, "Se questi sono gli uomini", Riccardo Iacona ha dato uno scossone alla platea del Festival, lamentando la situazione di apatia e menefreghismo che vige in Italia riguardo gli omicidi, gli abusi, i maltrattamenti che milioni di donne subiscono. E puntando il dito contro la nostra classe politica, contro lo Stato che guarda inerte, senza battere ciglio.

Oggi, dopo aver letto le vicende legate all'assassinio di due donne (avvenute a distanza di poche ore, una a Livorno, l'altra a Roma) non sono riuscita a "guardare le notizie con distacco" (come riportano i testi di giornalismo e come in più continuano a ripetermi). Mi sono riflessa dentro quelle vite, dentro il dolore delle famiglie e degli amici. Dentro momenti e situazioni che appaiono inspiegabili.

E mi sono detta che, invece, una spiegazione ci deve pur essere. Se non altro, che si può fare qualcosa.

Il tempo delle attese è finito. Quella della violenza sulle donne è una questione che va affrontata, una volta per tutte, dando spazio alle decisioni e ai fatti, ancor prima che alle parole.






venerdì 22 marzo 2013

Racconti 2.0 - "E l'Acqua se ne andò"

L’Acqua decise di non scorrere più. 
Quel giorno gli abitanti di Splendarum aprirono i rubinetti, come di solito, ma nulla, neanche una goccia cadde. Trepidanti uscirono nelle strade, protestando e urlando, facendo un chiasso e un frastuono insopportabili. Come era possibile una cosa del genere?

Intanto l’Acqua, libera da tutti i suoi impegni, si rilassava navigando sul web e finì tra le pagine di Facewater dove lesse le proteste dei suoi fan: insulti,reclami,lamentele,drammi esistenziali… "Acqua non puoi lasciarci così! Ho un appuntamento importante, necessito di uno shampoo!!! …Devo fare la lavatrice dei capi colorati, e adesso???… Stasera vado in palestra, come faccio la doccia dopo??…”.
Ma l’Acqua non se ne curò, anzi sorrise dinanzi quell’elenco di futili problemi. Spostò l’attenzione sulle notizie dedicate alla sua prossima destinazione: l’Africa. Sfogliò con il mouse le innumerevoli pagine e immagini che raccontavano le storie di bambini malnutriti, di donne malate, di uomini in guerra, di gente povera e abbandonata. E, quasi commossa, prenotò un posto sulla nave che partiva la sera stessa.
 
E la cittadina di Splendarum? Beh, l’Acqua era molto infastidita dal comportamento degli abitanti: la città era al primo posto per consumo superfluo di Acqua da ben cinque anni! No, l’Acqua non poteva accettarlo. Così sparì, lasciando nel panico la gente del posto. Se ne andò dalle case, dalle scuole, dagli uffici, dai ristoranti, dalle piscine, da ogni luogo di svago. Se ne andò, carica di entusiasmo, per cominciare il suo lungo viaggio verso una terra che aveva bisogno di Lei.


Questo racconto è stato pubblicato nel Segnalibro di febbraio 2011 dell'Associazione culturale di Arte&Parte.

lunedì 31 dicembre 2012

L'informazione ai tempi di Internet



Internet è ormai il motore della comunicazione, è lo scenario ed il tramite per compiere qualsiasi tipologia di azione: ascoltare musica, leggere, parlare con i propri amici, scegliere il film da vedere nel cinema più vicino, esprimere le proprie opinioni, partecipare a sondaggi di varia natura. Mi fermo ma la lista delle cose che si possono fare grazie a questo strumento rivoluzionario è lunghissima.
Internet ci ha cambiato la vita, e, come tutte le novità, non ha apportato solo benefici all’umanità. Resta però, secondo me, il dato più importante che questo incredibile congegno ci ha donato: la forza dell’informazione.
Il tutto si è sviluppato di pari passo ai progressi della tecnologia, che sforna di continuo sistemi avanzati. L’informazione digitale e digitalizzata è stata favorita e supportata da questi strumenti: grazie ad essi comunicare è divenuto più semplice e la trasmissione delle notizie più rapida.
Qualcuno contesterà il lato negativo della medaglia, ovvero il fatto che l’informazione può risultare modificata da chi la fa e da chi la scrive, quindi non reale e veritiera. Un elemento, questo, che è sempre più attuale nel via vai quotidiano, anzi “istantaneo”, delle notizie riportate su blog e siti, ed in cui entra in gioco l’etica della professione.
Sembra surreale dover convincere che si agisce con morale al giorno d’oggi, ma se pensassi il contrario mi sentirei sconfitta, vuota e privata dello stimolo che è fondamentale per andare avanti nella vita come nelle proprie aspirazioni.
La parola che, durante una mia esperienza giornalistica, ho sentito nominare di più delle altre era “accessi”. Il suo significato stava nel numero di utenti che selezionava le notizie e con quale frequenza. Mi chiedevo se quegli stessi utenti leggessero, poi, il contenuto delle notizie e quanti, invece, si fermassero alle parole del titolo o al sommario. Alle persone interessa davvero l’informazione e su quali basi giudicano la veridicità di un fatto?
Col tempo mi aspetto di trovare le debite risposte nell’evolversi e nelle azioni della società, anche se l’attuale quadro non sembra rincuorante. Internet è in grado di dare spazio e popolarità a movimenti sociali, culturali, politici, che condividono idee e vogliono farsi sentire.
La forza della rete non sta nelle mani di coloro che si propinano come “guida”, ma in quelle dei cittadini, illusi o disillusi che siano. Se solo riuscissimo a capirlo…

Articolo pubblicato sul quotidiano on line BlogTaormina