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mercoledì 30 aprile 2014

#Ijf14 ...come se fossi lì


Perugia, un anno fa


Immersa e travolta da un'onda. E' un ricordo che quasi confuso ritorna in mente. Una sbronza leggera, un lenzuolo profumato. E' quello che è stato per me il Festival Internazionale del Giornalismo. Sei giorni sospesi tra desideri verso cui tendere e una Perugia di emozioni, volti, sogni. Irrealizzabili, sì. Irrealizzabili e belli. 
Per due anni tra i volontari - un po' in disparte, perché è come sono fatta io - nessuno si ricorderà di me, ma non importa perché io il Festival non lo dimentico. Prima spettatrice, felice ed entusiasta mentre consegnavo la brochure a Marco Travaglio perché me la firmasse. Era il 2010, o forse il 2009, e lui, quel giornalista come pochi, era a un passo da me. E pochi minuti prima aveva raccontato l'Italia al teatro Pavone. 
E' tutto veloce al Festival del Giornalismo. Senza rendermi conto era l'anno seguente, e poi l'anno dopo. Sognare di scrivere, filmare, documentare la vita, gli affanni, le colpe della gente, le bellezze e le storture del mondo. Un battito di ciglia e il Festival cominciava daccapo. Ragazzi da ogni dove, "ma davvero sono tutti qui?". Lo erano, lo sono tuttora perché domani il Festival riparte. Stavolta senza di me.
Questa potrebbe dirsi l'edizione della svolta, nata dal crowdfunding. Perché Arianna Ciccone è una che non molla. La seguirò da lontano, ma è come se fossi lì. In fila per partecipare, riflettere, sorridere e ridere - perché al Festival si ride, eccome se si ride! - per emozionarmi. Ed imparare, perché non ho mai appreso così tanto come dal Festival. Perché, per quanto la mia idea di giornalismo s'infranga su mille ingiustizie, non smetterò di scrivere su questo blog, sui miei taccuini, sui post-it. Non smetterò di voler raccontare gli altri e me, e per questo devo molto al Festival di Perugia.




martedì 1 maggio 2012

International Journalism Festival '12, diario di una volontaria

A Perugia si è rinnovato l’appuntamento con il Festival Internazionale del Giornalismo: dal 25 al 29 aprile la città umbra è stata teatro di questo grande evento che, giunto alla sua sesta edizione, ha portato all’attenzione del pubblico il mondo del web 2.0 con le sue molteplici sfaccettature e i suoi innumerevoli spunti di riflessione. Un tuffo in un mare di incontri, conferenze, laboratori, spettacoli teatrali con ospiti di rilievo, giornalisti, professori universitari, cantautori, registi, speaker radiofonici, blogger, scrittori, provenienti dal mondo intero. Tutti uniti dalla stessa passione per il mondo dell’informazione e della comunicazione. 

La sesta edizione del Festival Internazionale del Giornalismo ha superato di gran lunga tutte le aspettative con un boom di presenze ed un altissimo numero di visite e commenti online, soprattutto sui social network. Proprio dei social network si è discusso in più occasioni: a questi nuovi mezzi di comunicazione va il merito di aver cambiato e rivoluzionato il futuro dell’informazione negli ultimi anni, rendendola più trasparente, concreta e fluida. 

Per me è stato il primo anno tra i volontari: un’esperienza professionale unica nel suo genere. Il Festival del Giornalismo è immerso in un’atmosfera di freschezza, gioia e positività. Una settimana che scorre rapida, le giornate si dilatano e si restringono allo stesso tempo, ti senti parte di un tutto in cui hai la possibilità di imparare, crescere e relazionarti. Dietro il meraviglioso palcoscenico del Festival c’è il duro lavoro di mesi che vede impegnati Arianna Ciccone e il suo staff, persone che sostengono e amano questo progetto e s’impegnano per realizzarlo nel migliore dei modi.

Tanti sono stati i temi che il Festival del Giornalismo ha portato sotto gli occhi dei suoi spettatori. Dal precariato al futuro della carta stampata. Dall’importanza dell’informazione alle nuove tecnologie di comunicazione. Il giornalismo nel mondo del cinema e della musica. E ancora, incontri sulle donne e i media, tra diritti e volontà di farsi spazio in una società dove i posti di responsabilità sono il più delle volte occupati da uomini. 

Riflettori puntati anche sul ruolo che le organizzazioni umanitarie svolgono nel panorama nazionale ed internazionale: il Festival ha dato modo agli attivisti di Emergency, di Amnesty International, dell’Unicef, di raccontare il proprio operato comunicando l’importanza e la necessità di un aiuto e di un sostegno globale. In conclusione, l’esperienza de L’Isola dei cassintegrati raccontata dai creatori dell’omonimo blog, Michele Azzu e Marco Nurra.

(Caparezza ha indossato la loro t-shirt sul palco del concerto del 1° maggio, che gli era stata regalata proprio durante il Festival di Perugia!)