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giovedì 23 novembre 2017

granello di sabbia

Lo chiamiamo granello di sabbia.
Ma lui non chiama se stesso né granello né sabbia.
Fa a meno di un nome
generale o individuale,
permanente, temporaneo
scorretto o corretto.
Del nostro sguardo e tocco non gli importa.
Non si sente guardato e toccato.
E che sia caduto sul davanzale
è solo un’avventura nostra, non sua.
Per lui è come cadere su una cosa qualunque,
senza la certezza di essere già caduto
o di cadere ancora.
Dalla finestra c’è una bella vista sul lago,
ma quella vista, lei, non si vede.
Senza colore e senza forma,
senza voce, senza odore e senza dolore
è il suo stare in questo mondo.
Senza fondo è lo stare del fondo del lago
e senza sponde quello delle sponde.
Né bagnato né asciutto quello della sua acqua.
Né al singolare né al plurale quello delle onde,
che mormorano sorde al proprio mormorio
intorno a pietre non piccole, non grandi.
E tutto ciò sotto un cielo per natura senza cielo,
ove il sole tramonta senza tramontare affatto
e si nasconde senza nascondersi dietro una nuvola ignara.
Il vento la scompiglia senza altri motivi
che quello di soffiare.
Passa un secondo.
Un altro secondo.
Un terzo secondo.
Tre secondi, però, solo nostri.

Il tempo passò come un messo con una notizia urgente.
Ma è soltanto un paragone nostro.
Inventato il personaggio, fittizia la fretta,
e la notizia non umana. 
(Wislawa Szymborska, Vista con granello di sabbia)

mercoledì 4 gennaio 2017

Pino Daniele: cinque indimenticabili canzoni


Emozioni ogni volta diverse. Complicate da descrivere perché parla la storia per un artista come Pino Daniele. Quanto ha dato alla musica lo sappiamo tutti, quanto la sua musica mi fa stare bene lo so soltanto io. Soprattutto queste cinque canzoni, che sono poesie come buona parte della sua discografia.
Ferryboat: la mia preferita se dovessi sceglierne una. Dà il nome al disco del 1985, che amo tantissimo.
Che ore so': testo e musica irraggiungibili, una canzone unica e basta.
Je sto vicino a te: "je sto vicino a te pe nun piglià cadute" è uno dei versi più belli di sempre.
Tutta nata storia: ma che vuoi scrivere su un pezzo del genere? Adesso, anzi, vado ad ascoltarlo.

Bella 'mbriana: "che paura a primmavera, nun saje chiù che t’haje aspettà e che succede" ovvero la stagione simbolo delle cose nuove e delle speranze con tutto il carico di aspettative e paure. La vita, insomma.

mercoledì 20 febbraio 2013

tasselli, frammenti, poesia

La copertina del libro
La poesia di Federica Rossi è carica d’intensità e di sentimento. È forte come un colpo allo stomaco, dolce come una carezza al cuore. L’autrice riesce a trasmettere il proprio vissuto ai lettori e lo fa attraverso una scrittura intima, autentica e personale che emerge nella totalità dei suoi versi. Una scrittura che ci rende partecipi dei giorni che hanno visto l’autrice felice, triste, piena di speranza, distrutta dal dolore. La sua poesia ci scuote e ci rende vivi.

Ritratti, Pensieri Veloci, Tempi e Luoghi, Dipartite, Sehnsucht. Sono queste le cinque sezioni di cui si compone “Poesie da non so dove”. Ogni sezione racchiude un universo di ricordi, storie, viaggi, momenti.
In Ritratti, ad esempio, la vita e la morte s’intrecciano in riflessioni e domande sul senso di entrambe. L’autrice dipinge il ricordo di persone vicine e lontane, e nelle sue parole si percepiscono solitudine e sofferenza.
Più di tutte, mi ha emozionato la sezione Dipartite: racchiude il significato di ogni nuovo inizio, la voglia di ricominciare e di mettersi in gioco.

L’attimo nella sua immediatezza ed essenza: è questa la caratteristica principale nella metrica di queste poesie. L’autrice non gira intorno alle situazioni che vuole raccontare, ma con semplicità ed efficacia inchioda le parole, le rende proprie, originali, uniche.
La poesia di Federica Rossi è, a mio avviso, una scoperta interessante e fuori dal comune. La sua scrittura è trasparente e sincera.


L’amore
Con anelli infuocati
provocati
da abbagli
fasulli,
mi stringe,
mi spinge
fino al limite
del sole,
della luna,
del mondo tutto.
Sono intrappolata. 



domenica 16 dicembre 2012

così ]senza un perchè[


Parole che si scagliano contro il vento e contro il tempo. 
E frettolosamente si rotolano, si dimenano cercando di farsi strada in spazi angusti, stretti, profondi e sospetti.

Passaggi da poco conto.

Poesia 2.0


Le luci solitarie
Automobili come flash
Passeggeri distratti
Mi stringi la mano
Tutto intorno scompare
La luna ci illumina
Le stelle come tante cornici
E sempre io e te
Spettatori solitari

martedì 16 ottobre 2012

Non adesso

Questo tempo che sa di cose lasciate e mai ritrovate. Incompiute nella loro essenza e vuote nel loro divenire. Queste ore in attesa di una tempesta gelida e incontrastabile. Un abbozzo di pioggia autunnale che tenta di riempire i minuti che cadono sospesi nel finire di una giornata.
Ventiquattro ore possono essere tante ed interminabili. Come i giorni a venire che busseranno alle porte dell'anima. Se fossero coriandoli sarebbe bello vederli volare e cadere verso il basso, fino a coprire le ansie e seppellire i timori. Fino a rivestire di colori la terra su cui camminare, ridere, correre, sperare, danzare.
Se fossero le note di una canzone sarebbero una melodia che scava nel profondo per tirar fuori quello che c'è da tirare via.
Se fossero strada mi porterebbero dove saprei di voler essere.
Ogni cosa al suo posto, ogni cosa a suo tempo.