Blog by Chiara Amato ©2012-2019 Nuvole Passeggere ...pensieri in movimento - All rights reserved
Visualizzazione post con etichetta STORIE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta STORIE. Mostra tutti i post

domenica 19 novembre 2017

guardare, guardarti

Per quella storia del guardare fuori che poi è un guardarsi dentro: 

Salerno, una sera 

All rights reserved

mercoledì 4 gennaio 2017

Pino Daniele: cinque indimenticabili canzoni


Emozioni ogni volta diverse. Complicate da descrivere perché parla la storia per un artista come Pino Daniele. Quanto ha dato alla musica lo sappiamo tutti, quanto la sua musica mi fa stare bene lo so soltanto io. Soprattutto queste cinque canzoni, che sono poesie come buona parte della sua discografia.
Ferryboat: la mia preferita se dovessi sceglierne una. Dà il nome al disco del 1985, che amo tantissimo.
Che ore so': testo e musica irraggiungibili, una canzone unica e basta.
Je sto vicino a te: "je sto vicino a te pe nun piglià cadute" è uno dei versi più belli di sempre.
Tutta nata storia: ma che vuoi scrivere su un pezzo del genere? Adesso, anzi, vado ad ascoltarlo.

Bella 'mbriana: "che paura a primmavera, nun saje chiù che t’haje aspettà e che succede" ovvero la stagione simbolo delle cose nuove e delle speranze con tutto il carico di aspettative e paure. La vita, insomma.

lunedì 23 maggio 2016

Giovanni


In giornate come il 23 maggio ricordare è un dovere. Oggi il giudice Giovanni Falcone viene commemorato come un semplice uomo che ha fatto dell’antimafia una scelta di vita. Una semplicità la sua che in una società tronfia di belle parole, ma immobile dinanzi alle ingiustizie diventa negli anni sempre più rivoluzionaria ed eroica. "Ha mai avuto dei momenti di scoramento, magari dei dubbi, delle tentazioni di abbandonare questa lotta?", domandavano a Falcone durante un’intervista. “No, mai!”, rispondeva lui. 
Perché eroe è chi si oppone alla brutalità del male, e per farlo davvero si sporca le mani e il cuore.


Puoi leggere questa storia anche qui.

sabato 27 febbraio 2016

La foto del giorno

Foto di Emad Samir Nassar

C'è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce. 
                               (Leonard Cohen)


Emad Samir Nassar ha ventitré anni e studia giornalismo a Gaza. Le sue fotografie sono un'altalena di emozioni. Con 'Bath Time Gaza' ha vinto lo Sharjah Award 2016.
La foto è stata scattata lo scorso giugno, come si legge sul suo profilo Instagram. Ritrae un papà mentre fa il bagno alla figlia e alla nipote in una vasca, l'unico pezzo restante della casa distrutta dai bombardamenti.
Con la stessa fotografia Emad ha vinto anche il terzio premio del concorso We Deserve Life.


Puoi leggere la storia anche qui.



giovedì 30 luglio 2015

Cecil e la bestialità umana

Nel Parco nazionale Hwange dello Zimbabwe, il leone Cecil è stato prima ferito con una freccia, poi ucciso dopo quaranta ore di agonia, decapitato e scuoiato. Il tutto ad opera di Walter Palmer, dentista statunitense, durante una battuta di caccia non autorizzata.
Chi è la bestia?


lunedì 29 settembre 2014

Quello che manca è un cassetto da riempire ancora / 2 Napoli

Fotografia di un Natale a San Gregorio Armeno. Luci, colori, vicoli in festa. Napoli in un ricordo, Napoli nel profumo di gioventù. Veloci i passi alla scoperta di ogni angolo della città: Piazza del Gesù, via Toledo, la Galleria Umberto I e il Teatro San Carlo. Felici gli occhi che da lungomare Caracciolo osservano un panorama dove cielo e mare sembrano toccarsi. Napoli è lì, un quadro che giorno per giorno viene dipinto da chi non ha paura delle avversità. Oltre i luoghi comuni c'è chi se la tiene stretta quella cartolina, in uno scrigno che racchiude storia, arte, vita.



giovedì 28 febbraio 2013

Un iPhone, due dollari...e un pizzico di talento

La ricetta del regista svedese Malik Bendjelloul è piaciuta così tanto ad Hollywood che il suo film "Searching for Sugar Man" ha vinto l'Oscar come miglior documentario
Il film è stato girato con 8 mm Vintage Camera, ovvero una app da un dollaro e 99! Questa app, made in Cina, è stata ribattezzata la "Instagram dei video" perché consente di aggiungere dei filtri alle immagini, creando effetti vintage. Come appunto con una pellicola girata ad 8 millimetri, scelta dal regista del documentario premiato. 
Il messaggio che arriva da questa storia è fortissimo e diretto soprattutto a chi sogna un futuro da regista. La bravura, il talento, la creatività (a volte) contano più del denaro! E visto che tentar non nuoce, segnatevi questo incoraggiamento, mangiate pane e tecnologia, e date sfogo alle idee...

P.S. : La pellicola è dedicata alla storia del musicista americano Rodriguez che, negli anni Settanta, non ebbe successo in patria ma divenne popolare in Sud Africa. Motivo che spinge due suoi fan a partire per Detroit e scoprire che fine abbia fatto.




Rodriguez - Can't Get Away

lunedì 28 maggio 2012

La libertà violata

Si chiamava Kaur Balwinde, aveva 27 anni e si era trasferita in Italia dall'India. Mamma di un bimbo di cinque anni, ne aspettava un altro da tre mesi. Non si sono avute sue notizie per due settimane, fino a quando il suo corpo è stato ritrovato nel fiume Po. Un'ennesima tragedia familiare, forse annunciata, forse celata, per quel senso di vergogna che spesso si porta addosso senza che abbia ragione di esistere.
Kaur Balwinde è stata strangolata dal marito per motivi di gelosia, perché voleva vestire all'occidentale, così hanno scritto le testate giornalistiche. Ma i rapporti tra un uomo e una donna possono essere difficili, complicati, troppo spesso tenebrosi e violenti. Oggi il più delle volte le relazioni mettono in luce un sentimento di possesso macabro e malato. Che dei sentimenti puri non racchiude nemmeno la sfumatura più sottile. L'amore è un'altra cosa.
Kaur Balwinde è l'ennesima vittima di un modo di concepire la donna come un oggetto da manipolare, usare e poi buttare via, quando smette di obbedire a comandi ed esigenze maschiliste, che dovrebbero essere morte nella notte dei tempi, mentre invece continuano ad uccidere e torturare il corpo e l'anima di chi vuole solo essere libera. Come voleva esserlo Kaur.

giovedì 10 maggio 2012

La realtà è che c'è da fare

Policlinico di Napoli, caos, gente, attese, grandi padiglioni, distanze. Malattie, angoscia, voglia di vivere. Lavoro, fatica, diagnosi, cure, medicine, interventi. Dottori, studenti, tirocinanti, infermieri, pazienti, amici, genitori, parenti. Ho visto tutto, ho visto questo. Ho letto la speranza di chi sa che non c'è nulla da fare e di chi non ce la farà. Ho guardato la rassegnazione e mi ha fatto pensare. Ho sentito la paura come un brivido sulla pelle. Ho osservato le paure altrui.
La vita è un mistero, non so quante volte mi sono trovata dinanzi a questa frase. Sarà anche un mistero, ma è ancor più misterioso sapere come da queste parti si riesce ad andare avanti. Una malattia ti logora, ribalta gli equilibri di una famiglia, mette a durissima prova una stabilità costruita in un tempo indefinibile, abbatte chi non ha raggiunto ancora quella stabilità. E il disagio (forse termine troppo riduttivo) si amplifica quando hai intorno a te carenze strutturali e professionali che fatichi a immaginare se non ci sei dentro. La vera malattia si vede da dentro, il resto sono supposizioni, frasi, congetture. La vera malattia siamo anche noi, quando "ci stanno bene" il favore, la raccomandazione, il piacere... Chi più ne ha più ne metta. Il male del secolo è che non ci sta a cuore gridare che vogliamo una terra giusta, onesta, corretta. Che vogliamo diritti garantiti, serietà, trovare una mano tesa nei momenti più difficili. Che nei percorsi più bui vogliamo il diritto alla salute. Ed essere ascoltati.
Io una luce oggi l'ho vista. Era quella della passione per il proprio mestiere, che si porta avanti anche quando tutto intorno cade a pezzi (e non in senso metaforico).